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Il mondo dell’università e della scuola in rivolta contro la pseudo-riforma Gelmini

25 novembre 2010.


I titoli dei giornali on-line sono chiari, le foto che scorrono nelle home page altrettanto: l’intero mondo dell’Università e della scuola è in rivolta: studenti, ricercatori, professori. Da Roma a Salerno, da Bari a Pisa, da Milano, a Firenze, tra occupazioni, flash mob e proteste di vario genere. Gli episodi forse più emblematici sono quelli di Pisa, con il blocco dell’aeroporto e del traffico su gomma e rotaia, assieme ai cortei di Roma e alle immagini dei ricercatori sui tetti delle facoltà.

Non voglio parlare delle polemiche nate dalle dichiarazioni di esponenti della maggioranza dopo l'assalto al Senato - perché di questo si tratta - ad opera di un gruppetto di violenti. Non ne voglio parlare perché non mi interessa rispondere a personaggi che dicono cose al di là del bene e del male, magari dopo aver fatto in gioventù cose forse peggiori di quelle, insisto, gravissime, cui abbiamo assistito. 

Mi interessa solo esplicitare ancora una volta il mio pensiero: l'atto di ieri è inqualificabile, gravissimo e non ha alcuna possibile giustificazione. Probabilmente l'ignoranza - che è una delle cause della violenza - di chi ha compiuto quest'atto, che non li porta a rendersi conto di cosa significhi compiere un'azione di quelle dimensioni contro il Parlamento della Repubblica. Ma, tant'è. In più, e questo è un film già visto, quell'azione di pochi porta a cancellare - basta vedere i servizi televisivi e, vedrete, leggere i giornali di domani - la lotta così importante e pacifica degli studenti contro questa sedicente riforma della Gelmini.

Detto ciò, credo ormai senza alcuna ambiguità, rimane la faccia peggiore di questo Governo e del ministro Gelmini, la cui conoscenza del mondo accademico si limita ad aver frequentato l’università, come se avessimo per ministro della Sanità qualcuno soltanto perché una volta si è rotto un braccio. E’ evidente che è un mondo poco conosciuto dal Ministro, se è vero che per paura del confronto ha preferito non condividere con gli attori in causa la scrittura del progetto di riforma: né gli studenti, né i precari, né i professori. 

Ne è venuto fuori un progetto folle, che rischia di lasciare a casa 20.000 precari, per i quali tra turn over al 20% e introduzione del tetto di 6 anni di ricerca, il rischio di rimanere a piedi è concreto. Un progetto che parla di meritocrazia senza porsi come obiettivo le pari opportunità d’accesso, con l’introduzione del “fondo per il merito” ma il taglio del 90% dei fondi per il diritto allo studio. Un progetto che ha poco coraggio, perché anticipa di soli 2 anni i pensionamenti degli ordinari, a 70 anni, anziché ai 65 come avevamo pensato per contrastare i baroni. Anche nei suoi altri risvolti il progetto è confuso, parla di criteri di valutazione senza poi individuarne gli strumenti, di lotta alle baronie senza permettere il vero ricambio, di una nuova forma di governance poco chiara e trasparente. 

Noi del PD chiediamo solo che l’università torni ad essere parte centrale del progetto di rilancio dell’Italia, come accade in tutti gli altri paesi europei, che sia uno strumento di riscatto sociale, che metta tutti in condizioni di ambire, se capaci e meritevoli, ai massimi livelli di responsabilità, che dia spazio ai giovani talenti e non li obblighi a scappare all’estero per essere valorizzati. Per questo vogliamo che la “riforma” sia ritirata, e che si avvii un nuovo e coraggioso processo di discussione che coinvolga tutte le parti in causa per costruire, insieme, un'università migliore per il nostro Paese.


tag manifestazionesenatoscuolaricercauniversitàriformastudentigelmini
0 commenti   permalink    creato da Achille_Passoni il 25/11/2010 alle 20:5 | Versione per la stampa
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