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Produttività: la contrattazione sul campo ne deciderà la qualità

22 novembre 2012.


Va bene, è andata così. È accordo separato. Ho provato nei giorni scorsi a dire che non comprendevo il senso di un epilogo come questo, né politicamente né per il merito trattato, ma ormai qui siamo. Apprezzo solo - almeno così sembra dalle cronache giornalistiche - che i toni usati dal Governo, al termine della riunione, non siano stati gli stessi del Presidente del Consiglio e del Ministro del Lavoro precedenti. Ci siamo almeno risparmiati le stupidaggini sui sindacati riformisti e altre amenità simili di chi scientemente per anni ha perseguito la divisione dei sindacati quale unica strada per "ammodernare il Paese".

A questo punto non ho altro da aggiungere, salvo ribadire - facendo mio il giudizio di Tito Boeri su La Repubblica di oggi: "Per tornare a crescere abbiamo disperatamente bisogno di un nuovo patto sociale: la spinta alla nostra economia non può che venire, in questo frangente, dalla domanda estera. Mai come oggi, crescita e internazionalizzazione sono due facce della stessa medaglia. Purtroppo l’accordo firmato ieri sera a Palazzo Chigi ha ben poco in comune con quello del 1993. Innanzitutto si tratta di un accordo separato, dal quale rimane questa volta fuori il maggiore sindacato italiano. Ma il vero problema è che sembra il patto di un paese depresso, di una classe dirigente e di parti sociali senza idee. Servirà forse a salvarci la faccia, ad avere un documento da esibire in Europa. Ma non è certo questo il patto sociale di cui avremmo bisogno".

Detto che la qualità e la portata strategica dell'intesa non vale assolutamente la divisione sindacale, rimane il fatto che almeno per questo il Governo avrebbe dovuto evitarla. Parlo del Governo e non mi permetto di dare giudizi sui comportamenti delle singole organizzazioni della rappresentanza sociale, perchè penso che la politica dabba rispettare rigorosamente la loro autonomia.

Parlo del Governo perché è stato politicamente un soggetto attivo - penso in particolare all'intervento a gamba tesa del Ministro Passera giorni fa, con quella convocazione assolutamente sbagliata delle parti sociali, per oggettivamente sancire una contrarietà ad un'intesa dei sindacati con Confindustria che si stava realizzando - e che, ripeto doveva impedire questo epilogo.

Ho detto che a questo punto, non ho altro da aggiungere, salvo confidare sul fatto che la contrattazione farà giustizia delle ragioni e dei torti. E nella contrattazione non ci saranno esclusioni possibili. Lì si vedrà se la sostanza confermerà la forma scritta nel testo circa il venir meno della funzione unificante e di garanzia salariale del contratto nazionale, o se davvero si realizzeranno quei demansionamenti di cui si tratta nel testo, ecc.

Voglio però annunciare un'iniziativa che può risolvere il problema della rappresentanza, ormai ineludibile. Ho presentato con la senatrice Ghedini e i senatori Nerozzi e Treu, un disegno di legge che recepisce interamente l'accordo Confederazioni-Confindustria del 28 giugno dell'anno scorso. È un testo pronto da tempo, che abbiamo tenuto nel cassetto sperando che per via endosindacale si potesse estendere a tutti i settori. Così non è stato e allora non c'e dubbio che il Parlamento è giusto che intervenga.

Sottolineo che interveniamo con un'iniziativa parlamentare per l'urgenza che il tema della regolazione della rappresentanza porta con se e che stiamo solo recependo un testo deciso autonomamente dalle parti sociali. Un intervento quindi in linea con la tradizione legislativa in materia di lavoro - lesa solo durante i Governi Berlusconi - che prevede, su temi come questo, un intervento legislativo a sostegno della autonomia contrattuale delle parti. E, infine, voglio dire che anche in questo caso toccherà al Pd, una volta vinte le prossime elezioni, affrontare davvero il tema di definire un nuovo patto sociale per la crescita.


tag lavorogovernosindacatocgilproduttività
0 commenti   permalink    creato da Achille_Passoni il 22/11/2012 alle 14:15 | Versione per la stampa
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