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La corruzione costa due punti di Pil. Ma il Pdl continua a bloccare il ddl al Senato

11 settembre 2012.


Riprende oggi nelle commissioni congiunte Affari costituzionali e Giustizia al Senato l'esame del disegno di legge contro la corruzione già approvato dalla Camera con voto di fiducia. Il dibattito dura da mesi a causa dell’ostruzionismo del Pdl, che si è messo di traverso cercando di legare l’approvazione del ddl anti-corruzione ai provvedimenti sulle intercettazioni e sulla responsabilità civile dei giudici, con il solo scopo di bloccare una legge importantissima per la competitività del Paese.

Il Governo da parte sua continua a ribadire la necessità di portare avanti il ddl: lo ha sottolineato ancora una volta il ministro Severino, citando le stime della Banca Mondiale secondo una più efficace lotta alla corruzione potrebbe portare a una crescita del reddito superiore del 2-4%. Dove la corruzione è più bassa, inoltre, il settore delle imprese cresce fino al 3% annuo in più.

Sono dati che fanno specie, soprattutto in un Paese affamato di crescita come il nostro. La corruzione ha un impatto enorme perché oltre ad essere un problema morale è una vera e propria tassa che frena lo sviluppo e gli investimenti: è proprio la presenza di una corruzione capillare a limitare l’attrattività di capitali esteri del nostro Paese, e non certo l’articolo 18 come qualcuno ha sostenuto e sostiene tuttora.

È chiaro dunque perché per il Partito Democratico l’approvazione di una legge che contrasti questo fenomeno è prioritaria: si tratta di regole essenziali per il vivere comune che costituiscono un tassello cruciale nella strategia per far ripartire l’economia del Paese. Norme che senza i ricatti opportunistici del Pdl sarebbero già legge.


tag senatocorruzionepdpdleconomiaseverino
0 commenti   permalink    creato da Achille_Passoni il 11/9/2012 alle 16:16 | Versione per la stampa
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