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I ricercatori e gli studenti “veri” insieme lottano per il futuro



Gli studenti “veri” sono a casa a studiare, secondo il Presidente del Consiglio. Quelli “falsi” invece si sono mobilitati ovunque in Italia, ed in tanti sono arrivati a Roma per un presidio autorizzato sotto la Camera, dove non sono stati fatti arrivare dall’imponente schieramento delle forze dell’ordine. 

I “falsi studenti” oggi sono sui tetti ed alle manifestazioni per dire no alla pseudo-riforma dell’Università che è stata licenziata in serata alla Camera, contro cui il Partito Democratico, l’opposizione tutta, gli studenti, i ricercatori e molti presidi e rettori si stanno battendo da mesi. 

I racconti della giornata di protesta vengono da ogni città: Roma, Milano, Genova, Pisa, Torino, Bari, L’Aquila, Palermo, non c’è ateneo o facoltà che sia rimasta immobile, con gli studenti in prima fila assieme ai ricercatori a guidare la protesta. Il pezzo d’Italia cui il governo sta spegnendo il futuro che si ritrova fianco a fianco, dopo essere stati nelle stesse classi ma in ruoli diversi.

Quelle classi in cui gli studenti che oggi sono in piazza di solito studiano, al di là di quello che dice Berlusconi, e dove quelli più bravi rimangono a fare i ricercatori prima, i docenti poi. O almeno dove dovrebbero rimanere. Invece se ne vanno. Proprio oggi Repubblica pubblica un articolo sul costo della fuga dei cervelli dal nostro Paese, un costo stimato in 4 miliardi di euro in termini di brevetti e resa della ricerca: se prendiamo in considerazione i primi 100 ricercatori italiani nel mondo, ci si rende conto che la metà di questi ha cercato fortuna all’estero, trovando spesso condizioni migliori per il proprio lavoro.

Quando parlando con quelli che son rimasti ci viene detto “noi abbiamo scelto di rimanere in Italia, ma ora rimpiangiamo di non essere andati via come altri”, siamo davanti alla cifra del fallimento di un Governo che dopo aver operato tagli indiscriminati alla ricerca ed all’Università, oggi vota una norma che lascia a casa 20.000 ricercatori.

Per questo sono sui tetti e nei cortei, con gli studenti, a battersi per il proprio futuro. Con quegli studenti che sono stufi di vedere l’Università italiana vittima di attacchi ideologici di una maggioranza che ce l’ha, forse, proprio con il futuro, perché l’attacco alla scuola, all’Università, ai diritti dei giovani lavoratori, sta a dimostrare questo. 

Hanno paura del cambiamento, proteggono una classe dirigente che governa l’Italia da troppo tempo, difendono i privilegi in nome della lotta alle baronie, distruggono il diritto allo studio in nome di un merito che diventa solo riproduzione delle differenze sociali esistenti. Questa è la riforma contro cui i ragazzi si battono, perlopiù in modo fantasioso e pacifico. Adesso toccherà a noi senatori votare, e vorrei riuscire a portare virtualmente gli studenti là dentro, scrivendo qualche riga assieme a loro da leggere in aula. Per portare in dono al Governo un pò dell’Italia vera, che studia e lavora, e vorrebbe continuare a farlo.

Pubblicato il 30/11/2010 alle 22.30 nella rubrica diario.

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