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Ilva, la politica si assuma la responsabilità di trovare una soluzione



La decisione dei responsabili dell’Ilva di chiudere la maggior parte dello stabilimento di Taranto, lasciando a casa da un giorno all’altro circa 5mila dipendenti, rischia di essere l’atto finale di una storia che mette a rischio il futuro lavorativo di migliaia di persone, l’economia di una città intera e le prospettive industriali del nostro Paese.

Come ho già detto in passato, l’Ilva è purtroppo soltanto il più eclatante degli esempi di errori del passato, di un’industria irresponsabile che ha violentato il territorio, della necessità di riprogrammare lo sviluppo industriale del Paese coniugando il rispetto dell’ambiente alla necessità di salvaguardare posti di lavoro ancora più preziosi in un periodo di crisi come questo. Taranto e l’Italia non possono rinunciare a uno stabilimento che rappresenta il 75% del Pil provinciale e che produce 8,4 milioni di tonnellate di acciaio sulle 10 milioni prodotte dall'Ilva in Italia.

Aggiungo anche che, nel pieno rispetto della Magistratura che ha anche colmato dei vuoti, la parola ora deve tornare alla politica, che ha il dovere di trovare soluzioni a questa situazione. Dico questo ricordando che non ho mai commentato una sentenza e che non ho intenzione di cominciare adesso. Semplicemente, credo che la responsabilità di scelte che possono avere conseguenze catastrofiche per 50 mila persone tra addetti e indotto - e da cui dipende il futuro del manifatturiero italiano - debba ricadere sulla politica.

In queste ore si parla di un decreto governativo con l’obiettivo di implementare l’applicazione dell’Autorizzazione integrata ambientale, unica strada per il risanamento e per salvaguardare il lavoro, e domani ci sarà l’incontro tra esecutivo e sindacati. Mi auguro che si agisca bene, e in fretta. Coniugare sviluppo e ambiente non è più una scelta tra le tante: per un Paese come il nostro che dipende dalla manifattura e dall’industria, è l’unica strada che abbiamo a disposizione.

La chiusura dell’Ilva sarebbe una tragedia economica che non possiamo permetterci.

Pubblicato il 28/11/2012 alle 13.18 nella rubrica Economia e lavoro.

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